I vitigni autoctoni italiani

Un patrimonio di centinaia di varietà, regione per regione

La vite
Autoctono, tradizionale, internazionale
Si dice autoctono un vitigno originario del territorio in cui si coltiva, o comunque presente lì da così tanto tempo da essersi adattato all'ambiente e da essere diventato parte della sua storia. Il termine si contrappone ad alloctono, cioè introdotto da fuori, e ai cosiddetti vitigni internazionali (Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay, Sauvignon, Pinot nero...) coltivati ormai in tutto il mondo.
La distinzione non è sempre netta. Molti vitigni che consideriamo tipici sono arrivati da altre terre secoli fa: per questo si parla spesso, con più precisione, di vitigni tradizionali o storici di una zona. Gli studi sul DNA hanno chiarito parentele sorprendenti: il Primitivo pugliese è lo stesso vitigno dello Zinfandel californiano e del Crljenak Kaštelanski croato, e il Cannonau sardo appartiene alla stessa famiglia della Garnacha spagnola e del Grenache francese, anche se la sua origine è ancora discussa.

Perché l'Italia ne ha così tanti
Nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite sono iscritte diverse centinaia di varietà da vino, e molte altre sopravvivono in piccoli vigneti familiari. Le ragioni sono storiche e geografiche:
* la vite si coltiva nella penisola da almeno tre millenni, con apporti di Greci, Etruschi, Fenici e Romani;
* la lunga divisione politica dell'Italia ha favorito lo sviluppo di tradizioni locali molto diverse;
* il territorio, dalle Alpi alle isole, offre climi e suoli molto vari, ognuno con le sue varietà adattate;
* dopo la fillossera e nel dopoguerra molte varietà sono state abbandonate, ma dagli anni Ottanta il lavoro di università, vivai e produttori ne ha recuperate parecchie.

Nord
* Valle d'Aosta: Petit Rouge, Fumin, Cornalin, Prié Blanc;
* Piemonte: Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Grignolino, Freisa, Ruchè, Moscato bianco, Arneis, Cortese, Timorasso, Erbaluce;
* Lombardia: Nebbiolo (in Valtellina chiamato Chiavennasca), Croatina, Groppello, Turbiana;
* Trentino-Alto Adige: Teroldego, Marzemino, Nosiola, Lagrein, Schiava;
* Veneto: Corvina, Corvinone, Rondinella, Garganega, Glera, Raboso, Durella;
* Friuli Venezia Giulia: Friulano, Ribolla Gialla, Refosco dal peduncolo rosso, Schioppettino, Pignolo, Picolit, Verduzzo;
* Liguria: Vermentino (nella Riviera di Ponente anche Pigato), Rossese, Bosco;
* Emilia-Romagna: i Lambruschi (Sorbara, Grasparossa, Salamino), Albana, Pignoletto.

Centro
* Toscana: Sangiovese, con i suoi tanti biotipi (Prugnolo gentile, Brunello, Morellino), Canaiolo, Colorino, Vernaccia di San Gimignano, Ansonica;
* Marche: Verdicchio, Montepulciano, Lacrima, Vernaccia nera, Passerina, Pecorino;
* Umbria: Sagrantino, Grechetto, Trebbiano spoletino;
* Lazio: Cesanese, Malvasia puntinata, Bellone;
* Abruzzo: Montepulciano, Trebbiano abruzzese, Pecorino, Cococciola;
* Molise: Tintilia.

Sud e isole
* Campania: Aglianico, Piedirosso, Fiano, Greco, Falanghina, Coda di volpe, Pallagrello, Asprinio;
* Puglia: Primitivo, Negroamaro, Nero di Troia, Bombino, Susumaniello;
* Basilicata: Aglianico, in particolare sul Vulture;
* Calabria: Gaglioppo, Magliocco, Greco bianco;
* Sicilia: Nero d'Avola, Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Frappato, Carricante, Catarratto, Grillo, Inzolia, Zibibbo;
* Sardegna: Cannonau, Carignano, Monica, Bovale, Vermentino, Nuragus, Vernaccia di Oristano.

Vitigni e denominazioni
Molte denominazioni italiane sono legate a un solo vitigno autoctono (Barolo e Nebbiolo, Taurasi e Aglianico, Montefalco Sagrantino e Sagrantino), altre a uvaggi tradizionali, come il Valpolicella o il Chianti. Il disciplinare di ogni DOC e DOCG indica quali varietà si possono usare e in quali percentuali: le schede della sezione DOC e DOCG riportano i vitigni previsti per ogni denominazione.
Lo stesso vitigno può avere nomi diversi da una zona all'altra (Nebbiolo e Chiavennasca, Vermentino e Pigato, Moscato e Zibibbo per alcuni moscati), mentre nomi simili possono indicare vitigni del tutto diversi: i Trebbiani e le Malvasie, per esempio, sono famiglie di varietà non imparentate tra loro.

In degustazione
Conoscere i vitigni autoctoni aiuta a riconoscere i vini nel bicchiere. Qualche esempio di tratti tipici: il colore granato tenue e il tannino deciso del Nebbiolo, l'acidità vivace della Barbera, il tannino potentissimo del Sagrantino, le note di mandorla del Verdicchio, la salinità del Vermentino, i profumi di fiori e pesca del Fiano, le note di frutta rossa e spezia del Nerello Mascalese. Le stesse uve, però, cambiano molto con il territorio e con le scelte del produttore: il vitigno è un punto di partenza, non un'etichetta fissa.