La classificazione europea
Nell'Unione Europea i vini sono classificati in base al legame con il territorio di origine. Le categorie principali sono i vini a Denominazione di Origine Protetta (DOP), i vini a Indicazione Geografica Protetta (IGP) e i vini senza indicazione geografica. Le denominazioni italiane ricalcano questa struttura e la normativa nazionale di riferimento è il Testo unico del vino (legge 238 del 2016).
La piramide italiana
D.O.C.G. (Denominazione di Origine Controllata e Garantita): è il livello più alto. Possono accedervi i vini già riconosciuti come DOC da almeno alcuni anni, di particolare pregio e notorietà, che superano analisi chimico-fisiche e organolettiche prima dell'imbottigliamento. Per i DOCG è previsto un contrassegno numerato che certifica la partita.
D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata): vini di una zona delimitata, prodotti secondo un disciplinare approvato, con vitigni, rese e tecniche stabiliti.
I.G.T. (Indicazione Geografica Tipica, oggi I.G.P.): vini di una zona geografica più ampia, con regole meno rigide, che lasciano ai produttori maggiore libertà di scelta di vitigni e metodi.
Vino senza indicazione geografica: è la categoria che comprendeva i vecchi "vini da tavola"; ora in etichetta può comparire la sola dicitura "vino", anche con il nome del vitigno e l'annata, nei limiti previsti.
Il disciplinare di produzione
Ogni DOC e DOCG ha un proprio disciplinare, che stabilisce:
* la zona di produzione delle uve e quella di vinificazione;
* i vitigni ammessi e le loro percentuali;
* la resa massima di uva per ettaro e quella di vino per quintale di uva;
* le forme di allevamento e le pratiche di coltivazione;
* la gradazione alcolica minima e le caratteristiche chimiche e organolettiche del vino;
* i tempi minimi di affinamento e di invecchiamento, anche in legno;
* le regole di imbottigliamento e di etichettatura.
Le menzioni aggiuntive
Nell'etichetta di un vino a denominazione possono comparire menzioni previste dal disciplinare: "Classico" per la zona storica di produzione, "Superiore" per un vino con caratteristiche (spesso gradazione alcolica) più elevate, "Riserva" per un periodo di invecchiamento maggiore. Il rispetto delle regole è verificato dagli organismi di controllo, mentre i Consorzi di tutela hanno funzioni di promozione e vigilanza.
Una guida, non una garanzia assoluta
La classificazione è un riferimento utile, ma non garantisce da sola il piacere o la qualità di ogni bottiglia: esistono ottimi vini IGT e vini DOC modesti. Conoscere il disciplinare aiuta tuttavia a capire che cosa ci si deve attendere da un vino e a riconoscerne la tipicità.
Nell'Unione Europea i vini sono classificati in base al legame con il territorio di origine. Le categorie principali sono i vini a Denominazione di Origine Protetta (DOP), i vini a Indicazione Geografica Protetta (IGP) e i vini senza indicazione geografica. Le denominazioni italiane ricalcano questa struttura e la normativa nazionale di riferimento è il Testo unico del vino (legge 238 del 2016).
La piramide italiana
D.O.C.G. (Denominazione di Origine Controllata e Garantita): è il livello più alto. Possono accedervi i vini già riconosciuti come DOC da almeno alcuni anni, di particolare pregio e notorietà, che superano analisi chimico-fisiche e organolettiche prima dell'imbottigliamento. Per i DOCG è previsto un contrassegno numerato che certifica la partita.
D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata): vini di una zona delimitata, prodotti secondo un disciplinare approvato, con vitigni, rese e tecniche stabiliti.
I.G.T. (Indicazione Geografica Tipica, oggi I.G.P.): vini di una zona geografica più ampia, con regole meno rigide, che lasciano ai produttori maggiore libertà di scelta di vitigni e metodi.
Vino senza indicazione geografica: è la categoria che comprendeva i vecchi "vini da tavola"; ora in etichetta può comparire la sola dicitura "vino", anche con il nome del vitigno e l'annata, nei limiti previsti.
Il disciplinare di produzione
Ogni DOC e DOCG ha un proprio disciplinare, che stabilisce:
* la zona di produzione delle uve e quella di vinificazione;
* i vitigni ammessi e le loro percentuali;
* la resa massima di uva per ettaro e quella di vino per quintale di uva;
* le forme di allevamento e le pratiche di coltivazione;
* la gradazione alcolica minima e le caratteristiche chimiche e organolettiche del vino;
* i tempi minimi di affinamento e di invecchiamento, anche in legno;
* le regole di imbottigliamento e di etichettatura.
Le menzioni aggiuntive
Nell'etichetta di un vino a denominazione possono comparire menzioni previste dal disciplinare: "Classico" per la zona storica di produzione, "Superiore" per un vino con caratteristiche (spesso gradazione alcolica) più elevate, "Riserva" per un periodo di invecchiamento maggiore. Il rispetto delle regole è verificato dagli organismi di controllo, mentre i Consorzi di tutela hanno funzioni di promozione e vigilanza.
Una guida, non una garanzia assoluta
La classificazione è un riferimento utile, ma non garantisce da sola il piacere o la qualità di ogni bottiglia: esistono ottimi vini IGT e vini DOC modesti. Conoscere il disciplinare aiuta tuttavia a capire che cosa ci si deve attendere da un vino e a riconoscerne la tipicità.