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Erbaluce in Valle
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Nulla di fatto per la richiesta della DOC
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"Niente Erbaluce per la Valle d’Aosta. La richiesta delle Caves Cooperatives di Donnas di ottenere la Doc per il bianco prodotto ad Arnad e Donnas è stata respinta. La decisione è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.
«Stiamo valutando l’ipotesi di fare ricorso, abbiamo tempo fino a maggio - dice il presidente delle Caves, Mario Dalbard -. Noi, comunque, continueremo a produrre Erbaluce: sulla bottiglia cambieremo il nome. Se poi i regolamenti comunitari saranno applicati in Italia, potremo produrre Erbaluce come vino da tavola».
La battaglia è sul marchio. I produttori del vino bianco tipico di Caluso e delle colline del Basso Canavese, hanno protestato perché ritengono la loro terra patria dell’Erbaluce. «Se la Doc non è passata per l’opposizione della Regione Piemonte mi stupisce, come mi lascia perplesso la presa di posizione dei produttori canavesani - aggiunge Dalbard -. Noi produciamo 5 mila bottiglie l’anno, loro un milione: non credo che possa limitare le vendite piemontesi».
In Canavese, però, rivendicano la paternità, temono si crei confusione tra i consumatori e si confondano i territori di provenienza. «I valdostani sono fuori dall’area Doc dell’Erbaluce, istituita nel 1967 - avevano detto al Consorzio di tutela e di valorizzazione dei vini Doc del Canavese -.
L’Erbaluce è un vitigno autoctono che caratterizza un territorio di collina, non di montagna». Tesi che non trova d’accordo i valdostani. «Nella nostra zona il vitigno è sempre stato coltivato - sottolinea Dalbard -, c’erano interi vigneti che sono stati abbandonati. Non stiamo impiantando una nuova coltivazione, ma valorizzando e recuperando l’esistente».
Le Caves intendono comunque proseguire nella produzione. «Continueremo a vendere il vino, ritenuto di buona qualità - dice ancora Dalbard -. Lo venderemo dicendo che è Erbaluce, senza poterlo scrivere». E aggiunge: «Lo Chardonnay, prodotto in tutto il mondo, prende il nome dal vitigno. Stessa cosa per l’Erbaluce: non conta il territorio, è il vitigno che dà il nome al vino». "
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